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PROGETTO |
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IL PROBLEMA DI PARTENZA In seguito ad un’analisi effettuata nelle classi di S.P. (età 6-11 anni) dei comportamenti degli alunni e a seguito dei problemi emersi in sede di colloqui con le famiglie, si sono evidenziate forme di disagio socio-affettivo-relazionale. Gli alunni presentavano difficoltà a stabilire legami sociali costruttivi, a controllare i sentimenti negativi, ad acquisire un’adeguata autostima. Il benessere dei bambini è una questione che coinvolge tutta la comunità: le scuole, i servizi e le famiglie, pertanto si è costituita una rete che vede coinvolti i servizi, le scuole (Scuola Primaria, Secondaria di 1° Grado, Secondaria di 2° Grado) e i genitori. Convinti che in campo educativo hanno poca speranza di successo interventi che affrontino il problema soltanto sul piano della informazione, gli insegnanti hanno elaborato un progetto che coinvolge i ragazzi nella loro totalità di “persona” immersa nella complessa rete delle relazioni; infatti, le relazioni socio-affettive influenzano in maniera determinante lo stato di benessere o di malessere. Questa dimensione è il più delle volte ignorata dalla scuola che, spesso inconsapevolmente, non sa cogliere il disagio degli alunni, occupandosi di fatto dei loro successi o fallimenti su di un piano puramente cognitivo. Il disagio giovanile si fonda molto spesso sull’impossibilità di comunicare con gli altri; nella scuola è necessario trovare momenti in cui i ragazzi non vengano solo controllati e valutati, ma lasciati liberi di esprimersi e raccontarsi. Gli insegnanti, grazie anche alla collaborazione della Unità Operativa Alcologia della ASL territoriale, hanno iniziato un programma di educazione socio-affettiva il cui scopo è quello di promuovere la salute ed il benessere del ragazzo sia dal punto di vista fisico che relazionale, all’interno della società in cui vive ed agisce……. |
OBIETTIVI GENERALI
favorire l’ascolto reciproco
potenziare le capacità relazionali dei ragazzi
favorire la conoscenza reciproca
sviluppare l’integrazione di tutti i componenti della classe
favorire il processo di costruzione di un’identità personale e di una adeguata autostima
favorire la comunicazione del ragazzo in famiglia e a scuola
MODALITA’ OPERATIVA
1.incontro di formazione per gli insegnanti che hanno aderito all’iniziativa
2.realizzazione del progetto da parte di due insegnanti che hanno provveduto a dividere la classe in due gruppi. I due gruppi hanno lavorato sugli stessi temi in incontri che hanno avuto la durata di un’ora ciascuno.
I temi sono stati trattati dagli insegnanti nell’abito di Unità Didattiche programmate e verificate .
Le U.D. sono 3: “alla scoperta di me stesso”, “la comunicazione” e “un gruppo per vivere”.
Le attività della 1° U.D. sono state: il gioco della sagoma, il gioco delle carezze: il bello che è in me, il gioco del “se fossi..”, il castello dei sogni , ecc…
Le attività della la 2° U.D. sono state: il gioco della presentazione a coppie, il gioco della fiducia, che cosa sta dicendo, quiz, ecc..
Le attività della 3° U.D. sono state: il gioco delle libere associazioni, il gruppo che io sogno, tra sogno e realtà, il gioco delle similitudini ecc..
Al termine di ogni U.D. è stato realizzato un momento di verifica con gli alunni in classe riunita e successivamente le attività sono state presentate ai genitori che hanno partecipato direttamente ad alcune iniziative
3.Durante il periodo di svolgimento del progetto è stato richiesto agli alunni di tenere un diario in cui annotare le proprie osservazioni ed emozioni rispetto all’esperienza. L’introduzione al progetto è stata effettuata, nel primo incontro, dagli insegnanti e da un operatore ASL.
4. E’ stato effettuato un incontro a cadenza mensile di supervisione da parte di un operatore della ASL con gli insegnanti che hanno realizzato l’iniziativa nella classe rispetto all’andamento del progetto, ai contenuti ed al proprio ruolo in tale contesto.
ORGANIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI
COINVOLGIMENTO DEGLI ALUNNI
Considerando che le maggiori difficoltà dei ragazzi è nell’area dei sentimenti e delle relazioni, occorre aiutarli a far emergere la loro capacità di stare con gli altri e le loro capacità di comunicare.
Si è scelto di lavorare in modo circolare, eliminando la struttura “scolastica” della classe .Le persone si devono vedere reciprocamente tutte, senza la difesa del banco.
La classe è stata divisa in due gruppi ( decisi dagli animatori o dai ragazzi secondo le situazioni). L’obiettivo era l’agilità del lavoro, ma soprattutto superare i sottogruppi, i ruoli, le immagini, gli amici del cuore, le situazioni che avrebbero potuto mantenere quei freni alla comunicazione presenti nella vita ordinaria della classe.
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PERCORSO |
Agli alunni si spiega che regolarmente, verranno svolte attività che li aiuteranno a conoscersi meglio e a stare bene con se stessi e con gli altri.
Si chiede se, secondo loro, fosse utile affrontare argomenti che riguardano la loro sfera affettiva.
Dalle risposte emerge che la maggior parte è favorevole al fatto che a scuola ci sia la possibilità di parlare di sé, di ascoltare gli altri, di conoscersi in contesti diversi dal consueto schema insegnamento-apprendimento.
Tutti gli insegnanti delle classi sono coinvolti nel progetto, in modo che ogni area sviluppi al proprio interno quei momenti che possano meglio favorire la relazionalità e gli alunni abbiano la possibilità di interagire con tutti gli adulti con la stessa fiducia e disponibilità. A tal fine si comunica loro che alcune attività saranno ripetute anche con i genitori.
CLIMA ALL’INTERNO DELLA CLASSE
Nella classe vengono disposti i banchi in cerchio, in modo che ognuno abbia la possibilità di guardare tutti gli altri. Anche l’insegnante è seduta nel cerchio e all’inizio spiega il gioco, le finalità, i benefici che se ne possono trarre e le regole da seguire. Avverte che il non rispetto delle regole causerà l’esclusione dal gioco.
Il conduttore si pone in una situazione di ascolto attivo, incoraggia la partecipazione di tutti, regola gli interventi, interviene con domande stimolo e parafrasi tese a favorire la comunicazione, evita interventi valutativi.
CRITERI PER LA DIVISIONE DEI GRUPPI
I criteri per la divisione dei gruppi vengono discussi con gli alunni, soprattutto se si tratta di alunni delle classi 4°-5°. Si concorda che la divisione della classe è necessaria per consentire ad ognuno una migliore possibilità di partecipare attivamente al gioco; si spiega che al termine di ogni attività i gruppi si riuniranno e si discuterà dell’esperienza vissuta.
Si concorda che è utile che in ogni gruppo ci siano sia maschi che femmine, che sarebbe opportuno entrare a far parte del gruppo nel quale siano presenti i compagni che si conoscono meno.
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ATTIVITA' |
Le attività sono state illustrate e sperimentate con le insegnanti dalle operatrici della ASL che collaborano con la scuola e fanno parte di un percorso attuato in altre realtà .
1° UNITA’ DIDATTICA
“ALLA SCOPERTA DI ME STESSO”
Il gioco della sagoma
Il gioco delle carezze
Il gioco del se fossi
2° UNITA’ DIDATTICA
“ LA COMUNICAZIONE”
Il gioco del treno
Il gioco della fiducia
Il gioco della presentazione
Il gioco del gigante e il nano
3° UNITA’ DIDATTICA
“UN GRUPPO PER VIVERE”
Il gioco delle libere associazioni
Il gruppo che io sogno
Fra sogno e realtà
INTERGRUPPO
Alla fine di ogni attività i gruppi si riuniscono e riflettono sulle esperienze condotte. Viene lasciato largo spazio alla comunicazione degli stati d’animo e delle emozioni vissute durante le varie fasi del lavoro.
Le insegnanti registrano le riflessioni degli alunni
MOMENTO DI RIFLESSIONE PERSONALE
Questionari di verifica (esempio di una scheda di verifica somministrata alla fine dell’U.D)
U.D. N°1 “L’IMMAGINE DI SE’” “Il gioco delle carezze”
ti è piaciuto il gioco?
ti sei sentito imbarazzato quando parlavano di te?
ti sei riconosciuto nelle definizioni che di te davano gli altri?
in cosa pensi che i compagni abbiano indovinato e dove no?
ti piacerebbe ripetere questo gioco con qualcun altro? con chi?
proponi questo gioco ai tuoi genitori e/o ai tuoi fratelli
VALUTAZIONE FINALE DEL PERCORSO
Alla fine del percorso gli alunni vengono invitati a completare una scheda finalizzata ad illustrare l’immagine che hanno acquisito di sé, gli insegnanti, confrontando le schede con le osservazioni sistematiche che avevano motivato l’attuazione del progetto, hanno avuto la possibilità di valutare la ricaduta dell’esperienza svolta.
QUESTO SONO IO: prova a immaginare che qualcuno scriva qualcosa su di te su un giornale,come vorresti essere descritto?
QUELLO CHE MI PIACE DI ME: quali sono le cose che ti piacciono di te e che non vorresti cambiare?
I genitori e gli alunni delle classi 4° (classi campione monitorate per conoscere la soddisfazione dell’utenza secondo il sistema UNI EN ISO 9001:2000) hanno valutato positivamente questo tipo di iniziativa.
SUPERVISIONE
DISCUSSIONE CON IL SUPERVISORE DEI PROBLEMI EMERSI E DEI RISULTATI RAGGIUNTI.
TEMPI
I tempi di realizzazione sono variati a seconda del numero delle attività per U.D. che si sono realizzate (fino ad un massimo di 20 complessive) e sono stati di circa cinque mesi.
Metodologie di monitoraggio e misurazione
In itinere: questionario di gradimento e di impegno al termine del corso di aggiornamento. Elaborazione di strumenti di osservazione delle relazioni nel gruppo classe in fase iniziale, intermedia, finale.
Verifica finale: Discussione nell’ultima assemblea del “Progetto genitori” dei dati emersi. Schede di valutazione del progetto rivolta agli insegnanti.
INSEGNANTI COINVOLTE
TUTTE LE INSEGNANTI DELLA SCUOLA PRIMARIA “JOLE ORSINI II” E DELLA SCUOLA PRIMARIA “MAMELI” DI FORNOLE HANNO PARTECIPATO AL CORSO DI AGGIORNAMENTO E MESSO IN PRATICA IL PROGETTO. LE INSEGNANTI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA DEL CIRCOLO HANNO PARTECIPATO AL CORSO DI AGGIORNAMENTO. INSEGNANTE REFERENTE MARIA SERVI: SCUOLA ELEMENTARE “J.ORSINI II”.
PUNTI DI FORZA
- Costituzione di una rete di scuole
- Collaborazione con la ASL (U.O. Alcologia)
- Coinvolgimento dei genitori sulle tematiche educative
- superamento degli schemi tradizionali della relazione alunno-bambino
- possibilità di utilizzare il gioco come momento “oggettivante” di alcuni vissuti emotivi
- coinvolgimento di tutti gli insegnanti di classe
PUNTI DI DEBOLEZZA
- Individuare, nell’orario della classe, i tempi in cui svolgere le attività.
- Difficoltà di verificare l’efficacia dell’esperienza sulla modifica di alcuni comportamenti.
METODOLOGIA DI RIFERIMENTO
Educazione socio-affettiva
L’educazione socio affettiva ha i presupposti concettuali nella Psicologia di Comunità e nella Psicologia Umanistica
TECNICA DI RIFERIMENTO: CIRCLE-TIME : uno spazio e un tempo da dedicare alla conoscenza di sé e degli altri, al “raccontarsi”, alla espressione di esperienze e sentimenti
BIBLIOGRAFIA
M. Sberna “Giochi psicopedagogici” –CLUP
D. Novara “ Scegliere la Pace – ed. ai rapporti”- GRUPPO ABELE
Goleman “Intelligenza emotiva” – Mondatori
D. Plummer “La mia autostima” - Erickson