1920 -1921

Il governo in Italia fu presieduto dal 23 giugno 1919 al 14 marzo 1920 da SAVERIO NITTI.

Professore di scienze delle finanze all'Università di Napoli (1898),  studioso di problemi economico-finanziari, Nitti portò un valido contributo all'approfondimento dello studio della questione meridionale.Deputato radicale dal 1904, fu ministro dell'agricoltura ,dell'industria e del commercio nel governo Giolitti  (marzo 1911 -1914), ministro del tesoro nel governo Orlando (ottobre 1917 -gennaio 1919), assumendo la presidenza del consiglio ed il portafoglio degli interni dal giugno 1919 al giugno 1920.Costretto ad abbandonare l'Italia dopo l'avvento del fascismo, emigrò dapprima in Svizzera (1924) e poi in Francia (1925) e svolse un'attiva propaganda contro la dittatura fascista.Arrestato e deportato dai nazisti nel 1943, rientrò in Italia nel 1945, svolgendo attività politica di rilievo fino al 1952.Nel governo Nitti il ministro della pubblica istruzione fu ALFREDO BACCELLI (Roma 1863 -1955).Figlio di Guido Baccelli  sottosegretario all'Agricoltura, poi agli esteri nel governo Zanardelli , fu ministro delle poste nel 1906. ANDREA TORRE (Torchiara, Salerno 1866 - Roma 1940).Deputato liberale dal 1909, membro dal febbraio 1918 del Comitato per l'intesa tra le nazioni oppresse , fu tra i promotori del congresso delle nazionalità oppresse, che portò al patto di Roma in base al quale le nazionalità rappresentate si impegnavano a lottare in comune per la loro emancipazione mentre gli Italiani e gli Iugoslavi affermavano la loro disponibilità a risolvere amichevolmente le loro controversie territoriali.Fu direttore della Riforma (1889 -1891), redattore del Giornale d'Italia, capo dell'ufficio stampa nel governo Sonnino  e corrispondente politico da Roma del Corriere della Sera.Nel 1922 fondò il giornale Il Mondo, giornale antifascista liberale radicaleggiante e dal 1929 fu senatore.  Il governo di Nitti durò pochi mesi, egli si trovò a governare l'Italia in un momento assai critico della vita economica, quando gli scioperi si susseguivano, il costo della vita aumentava acuendo il disagio tra le masse e le difficoltà del lavoro erano assai gravi. A rendere più difficile la situazione si era aggiunta la spedizione di Fiume organizzata da D'Annunzio.  Nitti divenne oggetto di una delle offensive propagandistiche più violenti e pesanti da parte della stampa nazionalistica ed in queste condizioni, accusato di essere un rinunciatario ed un vile, fu costretto a dimettersi succedendogli Giolitti nel terzo ed ultimo ministero. Durante l'ultimo governo Giolitti a capo del ministero della pubblica istruzione abbiamo BENEDETTO CROCE (Pescasseroli 1866 - Napoli 1952). Fatti i primi sudi a Napoli, si trasferì a Roma dove iniziò gli studi di giurisprudenza poi abbandonati in favore di ricerche storiche.Nel 1866 ritornò a Napoli e negli anni successivi maturò i suoi intessi  filosofici prima attraverso la lettura del Vico poi di Antonio Labriola. Collaborò alla rivista "La Critica" avvalendosi della collaborazione di Gentile, che aveva conosciuto fin dal 1896. Dopo il 1925 prese posizione contro il nuovo regime, stilando il celebre Manifesto antifascista degli intellettuali e andò distaccandosi da Gentile. Caduto il fascismo fu ministro senza portafoglio nei governi Bonomi e Badoglio, presidente del partito liberale fino al 1947, membro della Consulta (1945), deputato all'Assemblea Costituente(1946). Dopo il referendum rifiutò la carica di capo provvisorio dello Stato e successivamente quella di senatore a vita. Si ritirò a vita privata, continuando la ricerca storica, avendo fondato nel 1947 l'Istituto di studi storici, sistemato in un'ala della sua casa, l'amato palazzo Filomarino.

Ritratto di Benedetto Croce, dall'enciclopedia Larousse, eseguito da A Rieti e conservato a Napoli nel palazzo Filomarino.

Ricordiamo che il governo di Giolitti fu il ministero più fattivo e positivo del primo dopoguerra, infatti egli si dichiarò subito convinto che fossero necessarie nuove riforme sociali, specialmente nei riguardi dei lavoratori della terra.Sostenne che si dovevano ripristinare l'autorità dello Stato e quella del Parlamento, gravemente scosse dall'impresa di D'Annunzio. Nella politica finanziaria pose la revisione dei contratti stipulati dallo Stato con le grandi aziende industriali durante la guerra allo scopo di recuperare quanto era stato pagato e propose l'applicazione dell'imposta sul capitale soprattutto per quanto riguarda le ricchezze mobiliari con la conseguente disposizione per legge che tutti i titoli al portatore fossero convertiti in titoli nominativi. Intorno a questo programma fu possibile a Giolitti raccogliere larghi consensi ed il partito Popolare accettò di collaborare al nuovo governo con alcuni tra i suoi migliori uomini, Filippo Meda al Tesoro e Giuseppe Micheli all'Agricoltura.Quindi Giolitti con questo programma interpretò quello che era il convincimento degli uomini meno abbienti e di buon senso che i ricchi dovevano pagare i debiti di guerra e che bisognava venire incontro alle richieste dei lavoratori della terra e che la politica estera doveva essere in qualche modo anche controllata dal popolo.Nel settembre 1920  nel triangolo industriale Torino -Milano -Genova si ha l'occupazione delle fabbriche da parte degli operai metallurgici, aderenti al sindacato della FIOM, che vedono rifiutate le richieste degli  aumenti salariali ed il rinnovo del contratto di lavoro. Giolitti assunse in questo conflitto un atteggiamento neutrale ma intervenne poi su richiesta dei socialisti riformisti guidati da Filippo Turati e mise d'accordo sindacati ed industriali promettendo agli operai una legge che consentiva loro di controllare la gestione amministrativa delle fabbriche, legge però che non venne mai alla luce. Con l'occupazione delle fabbriche apparsa evidente l'incapacità del vecchio metodo riformista di tenere a bada il proletariato, Giolitti cercò nella politica estera la via per ripristinare intorno a sé i consensi di quell'opinione pubblica liberale -democratica e socialista che aveva favorito sino alla prima guerra mondiale i suoi esperimenti politici. Il problema in politica estera era rappresentato dal problema di Fiume. Il ministro degli esteri Carlo Sforza raggiunse un accordo con gli Jugoslavi nel convegno di Rapallo (12 novembre 1920) in base al quale Fiume diventava stato indipendente, l'Italia si insediava nell'Istria e a Zara, lasciando all'Iugoslavia il resto della Dalmazia. D'Annunzio non riconobbe il trattato di Rapallo e continuò a rimanere a Fiume ma fu costretto ad abbandonarla dopo l'attacco del 24 dicembre 1920 e così Fiume diventò stato indipendente. Nel gennaio 1921 si tenne a Livorno il congresso del partito socialista ed in seguito ai contrasti tra riformisti e comunisti si stacca la corrente che faceva capo a Gramsci e a Bordiga, nascendo così un nuovo partito, il partito comunista italiano. Nel primo dopoguerra non soltanto le fabbriche erano state al centro delle agitazioni sociali ma anche le campagne furono percorse da un vasto movimento rivendicativo dalla Val Padana al Lazio e alla Sicilia. L'invito " la terra ai contadini " rinnovato nel congresso di Napoli del Partito Popolare (aprile 1920) aveva sollevato gli animi dei contadini specialmente nel Mezzogiorno.La lotta contadina si svolse più accesa nella Val Padana e nella Puglia per la richiesta del salariato fisso e la riduzione dell'orario di lavoro. Bologna era diventata la capitale del movimento rivendicazionista padano. La situazione precipitò in seguito all'eccidio di Palazzo d'Accursio a Bologna (21 novembre 1920) quando i socialisti avevano vinto le lezioni amministrative del Comune. Fu subito rapida e incontenibile da questo fatto la formazione dei Fasci di Combattimento con l'adesione di proprietari ed affittuari della terra che si sentivano minacciati dalla forza del sindacalismo operaio, accusato di monopolizzare la manodopera.Inizia così ad assumere importanza la figura di BENITO MUSSOLINI  ( Predappio, Forlì 1883- Giulino di Mezzegra, Como 1945). Diplomatosi maestro nel luglio 1901, iscritto al partito socialista, collaborò per breve tempo alla rivista "Giustizia" di Prampolini. In seguito fece professione di antimilitarismo ed emigrò nel 1902 in Svizzera, ma per la sua attività di propaganda rivoluzionaria e anticlericale fu espulso dal paese.Tornato in Italia nel 1905, prestò servizio militare come bersagliere a Verona fino al settembre 1906. Si dedicò quindi all'insegnamento e al giornalismo e nel 1908 fu chiamato a Trento a dirigere il settimanale socialista L'avvenire del lavoratore. Espulso dal trentino nel 1909 ritornò a Forlì, nel 1910 fu nominato segretario della sezione forlivese del partito socialista, dal 1912 diresse l'Avanti. Scoppiata la prima guerra mondiale Mussolini  si schierò a favore dell'intervento. Direttore del Popolo d'Italia, fu chiamato nel 1915 alle armi .Divenuto capo del governo nel 1922, conservò questo incarico fino al 25 luglio 1943, quando venne fatto arrestare. Trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e al Gran Sasso, Mussolini fu liberato, pochi giorni dopo l'annunzio dell'armistizio italiano da un commando di paracadutisti tedeschi guidato dal maggiore delle SS. Skorzeny e portato in Germania. Tornato in Italia creò nel settembre la Repubblica di Salò insediandosi sul lago di Garda. Il 17 aprile 1945 si trasferì a Milano ed il 25 aprile cercò di trattare la resa col Comitato di liberazione. Fuggito verso Como con alcuni gerarchi, fu arrestato a Dongo e fucilato il 28 aprile a Giulino di Mezzegra per ordine del Comitato di Liberazione Nazionale.

Il fascismo all'inizio assunse un aspetto agrario e fu animato da un sentimento di rivincita della borghesia terriera ma era guidato soprattutto dalle forze dei ceti medi che sfruttando lo spirito di mobilitazione lasciato dalla guerra, avevano iniziato un movimento di rivincita contro le organizzazioni operaie e i loro partiti, contro le sedi del partito popolare e contro la democrazia popolare. Giolitti pensava che non si verificassero collisioni tra le forze fasciste, l'esercito e le pubbliche autorità e non ritenne il fascismo un fenomeno eversivo e pericoloso per la stabilità dello stato e pertanto nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921 accettò l'ingresso dei candidati fascisti. Il blocco liberale conquistò 275 seggi ma alla Camera entrarono, eletti nelle liste del blocco, 35 fascisti e a Giolitti non rimase altro che rassegnare le dimissioni. Nel Comune di Amelia dalla delibera comunale del 3 ottobre  1919 risulta che in seguito alla disciolta amministrazione comunale era stato nominato Regio Commissario il cavaliere ANTONINO POLIDORI che rimane in carica un anno, infatti nella seduta comunale del 23 ottobre 1920 viene nominato sindaco del Comune di Amelia il signor AMEDEO PERNAZZA (1872 -1956), nonno materno del signor Calvanese Quirino. A causa delle dimissioni del sindaco dalla delibera comunale del 9 marzo 1921 sappiamo che la presidenza del Consiglio Comunale era stata assunta dal consigliere anziano BARCHERINI TITO. Accettate le dimissioni del sindaco e della Giunta si provvede alla nomina della nuova amministrazione e del sindaco e nella seduta comunale del 22 marzo 1921 viene eletto come sindaco il signor ERCOLANI ERCOLE.

Foto concessa dalla signora Calvanese Paolucci Paola: il signor Amedeo Pernazza