I Programmi del 1955

Una riforma dei programmi è giustificata da principi di ordine costituzionale, per garantire a tutti una scuola della durata di otto anni, di ordine pedagogico, per mettere a disposizione della scuola e della società ordinamenti nuovi e significativi, di ordine sociale, per dare alla scuola italiana un più deciso orientamento sociale e democratico. I programmi del 1955 sia articolano nel seguente modo: una "premessa" con le indicazioni fondamentali circa le finalità da raggiungere, la via da seguire e vari suggerimenti didattici desunti dalle migliori tradizioni didattiche e scolastiche; i programmi per il primi ciclo (classi prima e seconda), i programmi per il secondo ciclo ( classi terza, quarta e quinta), i programmi del terzo ciclo   (per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni, che non frequentano le scuole medie e complementari).  L'ispirazione di questi programmi è umanistico -cristiana, infatti il fine dell'educazione viene collocato " nel porre le basi del processo della formazione integrale della personalità", sul piano didattico viene riconosciuta ampia libertà didattica agli insegnanti, da intendersi come libertà nella didattica. L'articolazione ciclica ha lo scopo di far corrispondere la struttura alle fasi dello sviluppo della personalità infantile  e non di adeguare il fanciullo alle strutture della scuola. Si riconosce la necessità di un'impostazione psicologica dell'opera educativa per cui occorre procedere dal mondo del fanciullo per arrivare alle discipline. Si afferma l'importanza del globalismo, dell'ambiente del fanciullo e del suo interesse, viene posta in primo piano la gradualità e la progressività del processo educativo, l'unitarietà dell'insegnamento, l'attivismo ed il paidocentrismo. Fondamentale è considerato il processo di individualizzazione e di socializzazione, con espresso riferimento alle attività di gruppo e all'orientamento verso una formazione di tipo sociale- democratico, secondo le esigenze della nostra società.Il ritmo dell'apprendimento viene individuato nell'osservare, riflettere ed esprimersi. Con la legge del 24 dicembre 1957 n.1245, l'ordinamento didattico della scuola elementare, distinta dal R. G. n.1297 del 1928 in grado inferiore e superiore, viene sostituito dai  cicli didattici.Per il primo ciclo sono previste come discipline: la religione, il comportamento (l'educazione morale- civile- sociale, educazione fisica, igiene),  l'esplorazione dell'ambiente( la storia, geografia, scienze naturali), la conoscenza- espressione del reale ( aritmetica, geometria, disegno,lettura,scrittura e canto), il lavoro (attività manuali pratiche, gioco). Per il secondo ciclo sono previste: religione, educazione morale .-civile, educazione fisica, storia -geografia, scienze, aritmetica-geometria, lingua italiana, disegno-scrittura- canto, attività manuali e pratiche. Per il terzo ciclo sono previste l'educazione morale- civile, l'educazione fisica, la lingua italiana, il disegno e la scrittura, il canto, la matematica e contabilità, la storia, geografia e scienze, le attività manuali e pratiche.Chiaramente i programmi del 1955 non riconoscono una adeguata fondazione psicologica - scientifica, l'ispirazione è prevalentemente romantico-idealistica con la conseguente carenza di un preciso orientamento verso una didattica di tipo operativo ed un'impostazione ancora troppo generica sul piano di un'adeguata formazione sociale e democratica. Il mondo della scuola è ancora visto e considerato separato rispetto alla dinamica della vita sociale, vengono così ignorati i problemi reali, la cultura vera, le concrete necessità dei bambini, delle classi sociali di provenienza  e della società nel suo sviluppo democratico.  Si ha una forte accentuazione cattolico-religiosa dato che la religione cristiana viene posta a fondamento e coronamento di tutto il processo educativo. Il terzo ciclo, cioè la scuola post-elementare è considerata la scuola delle classi più umili ed emarginate, esso  viene abolito con l'istituzione della scuola media unica nel 1962.